Governo prepara teto de 30% de alunos estrangeiros e proíbe burqa nas escolas; Mattarella destaca a escola como alicerce da integração
Governo prepara limite de 30% de alunos estrangeiros por classe e proíbe burqa/niqab nas escolas; Mattarella defende a escola como alicerce da integração.
RESUMO ✦
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Governo prepara teto de 30% de alunos estrangeiros e proíbe burqa nas escolas; Mattarella destaca a escola como alicerce da integração
Em nova manobra política que avança na agenda do Executivo, o governo deve levar ao Consiglio dei ministri nesta quinta-feira um provvedimento que prevê, entre outras medidas, um tetto del 30% de stranieri por classe e a proibição do burqa e do niqab em ambienti scolastici. A iniciativa, sinalizada publicamente desde o palco da festa giovanile di Fratelli d'Italia por Giorgia Meloni, agora começa a ganhar forma técnica nas escrivaninhas do Ministério dell'Istruzione.
Os tecnici guidati dal ministro Giuseppe Valditara trabalham para traduzir as linhas politiche em uno strumento normativo che sia compatibile anche con il Quirinale. Non è ancora definito se il provvedimento assumerà la forma di un decreto o di un disegno di legge: entrambe le opzioni sono sul tavolo e, secondo fonti parlamentari, è possibile l'accorpamento con altre proposte già in itinere alla Camera.
No mesmo dia em que la macchina governativa accelera, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inaugurato l'anno scolastico ad Amatrice ricordando che la scuola è «la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di immigrati». La dichiarazione del Capo dello Stato pone la questione dell'inserimento scolastico al centro del dibattito pubblico e istituzionale, come un vero e proprio alicerce nella costrução de direitos e nella formazione di cittadinanze.
Da parte del gruppo di governo, il deputato di FdI Francesco Filini ha spiegato che il provvedimento potrebbe essere incardinato dopo il dibattito sulla legge elettorale e, se verrà scelto il percorso parlamentare, sarà probabilmente accorpato alla proposta di legge C.2562. Quel testo, a prima firma di Sara Kelany insieme a Galeazzo Bignami, Elisabetta Lancellotta, Carolina Morgante e lo stesso Filini, prevede il divieto di indumenti che coprano integralmente il volto in luoghi pubblici, compresi gli istituti di istruzione, con sanzioni amministrative da 300 a 3.000 euro.
La prima firmataria Kelany ha respinto le critiche dell'opposizione, definendole un «corto circuito ideologico» e sostenendo che un eccesso di studenti stranieri in una stessa classe rischia di creare «dinamiche ghettizzanti» che ostacolano l'apprendimento della lingua. Sul tema del velo integrale, Kelany ha ricordato episodi recenti — come quello denunciato a Monfalcone — per sottolineare l'urgenza di «derrubar barreiras burocráticas» che impediscono l'insegnamento di valori comuni e la piena partecipazione femminile alla vita scolastica.
L'opposizione, dal canto suo, ha bollato l'iniziativa come la «seconda portata» del menu pre-elettorale della premier, evocando motivazioni politicizzate dietro il calendario delle misure. Rimane aperta la partita sul formato giuridico finale e sull'armonizzazione delle norme con i diritti fondamentali e le competenze scolastiche.
In termini pratici, le questioni che il provvedimento dovrà affrontare sono concrete: come misurare e applicare il tetto del 30%, quali strumenti per evitare la segregazione scolastica senza violare i diritti degli studenti, e come bilanciare la tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico con il principio di integração. Anche per questo il lavoro tecnico del ministero appare determinante: la proposta dovrà essere un ponte fra la volontà politica e l'architettura normativa che regola l'istruzione.
La riunione del Consiglio dei ministri è indicata per giovedì pomeriggio (orario indicativo 16:30): il governo conta di approvare o definire la strada procedurale per il provvedimento, che promette di tenere banco nel prossimo confronto parlamentare e mediatico. Per i cittadini, immigrati e famiglie coinvolte, resta la domanda centrale: questa norma costruirà davvero diritti condivisi o rischierà di erigere nuovi muri nella comunità scolastica?

